In Breve
- Cosa è successo nel CDA di Delfin?
- Il CDA di Delfin non ha approvato la lettera di patronage, creando una frattura interna.
- Qual è l'importanza della lettera di patronage?
- La lettera era necessaria per sbloccare un finanziamento che avrebbe permesso a Del Vecchio di acquisire ulteriori quote.
- Quando si terrà l'assemblea dei soci?
- L'assemblea dei soci è prevista per il 30 giugno.
Il consiglio di amministrazione di Delfin ha recentemente vissuto un momento di crisi, non approvando la lettera di “patronage” richiesta a favore delle banche. Questo documento era fondamentale per sbloccare un finanziamento che avrebbe permesso a Leonardo Maria Del Vecchio di acquisire le quote di almeno altri due eredi, consentendogli di raggiungere una maggioranza relativa all’interno della holding. La decisione ha evidenziato una frattura significativa nel board, con il presidente Francesco Milleri e il consigliere Mario Notari che hanno votato a favore, mentre il CEO Romolo Bardin e i consiglieri Giovanni Giallombardo e Aloyse May si sono espressi contro.
La mancata approvazione della lettera ha riportato la trattativa sul futuro della holding lussemburghese in una situazione di incertezza, aprendo la strada a una battaglia che si preannuncia complessa per l’assemblea dei soci prevista per il 30 giugno. Fonti vicine al family office di Leonardo Maria Del Vecchio jr hanno manifestato «delusione e perplessità» per la divisione all’interno del consiglio, sottolineando come una famiglia «non unita» possa difficilmente reggere la gestione aziendale.
La lettera di patronage, inviata da Del Vecchio al board, era intesa non solo come strumento per garantire il finanziamento, ma anche per «andare alla conta» tra i membri del consiglio. Essa definiva le condizioni in base alle quali Delfin avrebbe esercitato i diritti di prelazione in caso di inadempimento da parte di Leonardo Maria nei confronti delle banche. In particolare, il documento prevedeva che, nel caso in cui il prestito non fosse stato rimborsato, la holding avrebbe acquisito l’intera quota del 37,5% del capitale detenuta da Leonardo Maria, per un prezzo complessivo di 10 miliardi di euro, corrispondente all’acquisto di tre quote valutate circa 3,3 miliardi ciascuna.
In aggiunta, il documento specificava che l’operazione avrebbe incluso non solo le partecipazioni attribuite ai fratelli Luca e Paola (valutate rispettivamente 5 miliardi ciascuna), ma anche la quota di Leonardo Maria. L’obiettivo dichiarato era quello di evitare che, in caso di problemi, gli istituti di credito potessero entrare nella holding, complicando ulteriormente la situazione.
Ora, con la decisione che passa all’assemblea, il percorso verso una risoluzione appare in salita, con le tensioni interne e le incertezze che potrebbero influenzare il futuro di Delfin e della sua governance.
