Autore: redazione

  • Italia: ricevuta la nona rata del PNRR da 12,8 miliardi di euro

    Italia: ricevuta la nona rata del PNRR da 12,8 miliardi di euro

    Ieri, l’Italia ha ricevuto dalla Commissione europea il pagamento della nona e penultima rata del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), pari a 12,8 miliardi di euro. Questo pagamento è stato reso possibile grazie alla valutazione positiva effettuata il 29 aprile scorso, che ha certificato il raggiungimento di 50 obiettivi, suddivisi in 34 target e 16 milestone, volti a sostenere la crescita economica e sociale del Paese.

    Palazzo Chigi ha comunicato che con questo pagamento, l’ammontare totale delle risorse ricevute dall’Italia sale a 166 miliardi di euro. Questo risultato conferma il raggiungimento del 100% degli obiettivi programmati nei tempi stabiliti, ossia 416 milestone e target, che rappresentano oltre l’85% della dotazione economica complessiva del Piano italiano. Come sottolineato dal Vice DG ECFIN della Commissione europea, Declan Costello, l’Italia si distingue come la Nazione con il miglior tasso di attuazione del PNRR in Europa, diventando un modello virtuoso per gli altri Stati membri.

    Tra le riforme incluse nella nona rata, si evidenziano l’attuazione del programma GOL e l’adozione del rapporto finale del Piano di audit, strumento fondamentale per migliorare i risultati nella riduzione dei ritardi di pagamento delle pubbliche amministrazioni, che ora liquidano i fornitori con tempi medi inferiori a 30 giorni.

    Numerosi investimenti sono stati previsti, tra cui: l’implementazione del Fascicolo Sanitario Elettronico per l’85% dei medici di base, l’estensione dei servizi di telemedicina a 300.000 persone e l’ammodernamento del parco tecnologico e digitale ospedaliero per 280 strutture sanitarie. Inoltre, si segnala la riduzione delle perdite idriche con la distrettualizzazione di 45.000 reti e il rinnovo della flotta del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco con 3.800 nuovi veicoli.

    Il programma GOL ha raggiunto 3 milioni di beneficiari e formato 600.000 persone, mentre 326 Centri per l’impiego sono stati rafforzati. Il supporto educativo ha raggiunto 44.000 minori nel Mezzogiorno, e sono stati digitalizzati 7.750.000 fascicoli giudiziari. La formazione in competenze digitali ha coinvolto 8.300 volontari e 650.000 dirigenti scolastici, docenti e personale amministrativo. Sono stati riconosciuti crediti d’imposta e erogati fondi per la competitività a favore di 4.000 imprese turistiche, oltre alla riqualificazione di 100 parchi e giardini storici.

    In aggiunta, sono stati definiti obiettivi intermedi per investimenti strategici previsti dall’ultima revisione del Piano, come l’attivazione del Fondo Nazionale di Connettività e del Fondo Rotativo Contratti di Filiera. Attualmente, il Governo Meloni sta lavorando attivamente per il raggiungimento degli ultimi obiettivi previsti dal PNRR, in vista della richiesta di pagamento della decima e ultima rata.

    “L’Italia ha incassato la nona e penultima rata del PNRR: 12,8 miliardi di euro. Un altro risultato concreto che conferma una verità semplice: sull’attuazione del Piano, l’Italia è oggi davanti a tutti in Europa. Proseguiamo su questa strada, trasformando risorse in obiettivi raggiunti e risultati concreti per cittadini, imprese e territori”, ha dichiarato la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un post sui social.

  • Invitalia e MUR: Avviata la Selezione per Investimenti nel Mezzogiorno

    Invitalia e MUR: Avviata la Selezione per Investimenti nel Mezzogiorno

    Il Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) e Invitalia hanno ufficialmente avviato una selezione per identificare operatori finanziari che gestiranno fondi destinati a investimenti nel Mezzogiorno. Questo intervento mira a stimolare l’economia delle regioni meridionali, supportando startup e piccole e medie imprese (PMI) attraverso investimenti in equity, quasi equity e prestiti.

    La scadenza per la presentazione delle candidature è fissata al 20 luglio. Gli operatori finanziari interessati devono essere regolati e vigilati, e dovranno concentrare i loro investimenti su startup in fase seed e su PMI, incluse le grandi imprese con sede in regioni come Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.

    Questo fondo, noto come Fondo di Partecipazione MUR, dispone di risorse complessive pari a circa 219 milioni di euro. Ogni operatore selezionato avrà la responsabilità di gestire un minimo di 30 milioni di euro, e dovrà affiancare almeno il 30% di risorse private per ogni operazione di investimento.

    La selezione degli operatori si basa su criteri rigorosi, tra cui la qualità dei progetti presentati, la sostenibilità economica e la coerenza con gli obiettivi del Programma Nazionale Ricerca, Innovazione e Competitività (PN RIC). Gli operatori finanziari selezionati saranno responsabili di tutte le fasi del processo, dalla promozione del fondo alla valutazione e al monitoraggio dei progetti, fino alla valorizzazione degli investimenti effettuati.

    Questa iniziativa rappresenta un passo significativo verso il sostegno di progetti di ricerca applicata e trasferimento tecnologico, con l’obiettivo di sviluppare tecnologie innovative che possano avere un impatto concreto sul sistema produttivo del Sud Italia.

  • Previsioni Istat: Crescita del Pil Italiano allo 0,7% nel 2026 e 2027

    Previsioni Istat: Crescita del Pil Italiano allo 0,7% nel 2026 e 2027

    Il Pil Italiano: Previsioni per il 2026 e 2027

    Secondo le ultime stime fornite dall’Istat, il Prodotto Interno Lordo (Pil) italiano è atteso in crescita dello 0,7% sia nel 2026 che nel 2027. Questo incremento segue un aumento dello 0,5% registrato nel 2025. La crescita del Pil per il biennio in esame sarà principalmente alimentata dalla domanda interna, che contribuirà rispettivamente per 0,9 e 0,5 punti percentuali.

    Domanda Estera e Inflazione

    La domanda estera netta, tuttavia, avrà un impatto negativo nel 2026, con una contrazione di -0,2 punti percentuali, influenzata dagli effetti del conflitto in Medio Oriente e dall’aumento dei prezzi energetici. Per il 2027, si prevede che la domanda estera non avrà effetti significativi sul Pil.

    Consumi e Investimenti

    Per quanto riguarda i consumi, l’Istat prevede una decelerazione nel 2026, con un incremento atteso del 0,6% rispetto al +1,1% del 2025. Questa frenata è attribuibile all’attenuazione della crescita delle retribuzioni pro capite e all’aumento dell’inflazione. Nel 2027, si prevede una leggera accelerazione dei consumi, con una crescita attesa del 0,7%.

    Gli investimenti fissi lordi, invece, continueranno a crescere, ma con intensità variabile: si prevede un aumento del 2,2% nel 2026, sostenuto dagli interventi legati al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Per il 2027, si attende una significativa decelerazione, con una crescita media prevista dello 0,5%, dovuta a condizioni di finanziamento meno favorevoli e a un ridimensionamento degli stimoli pubblici.

    Occupazione e Inflazione

    Per quanto riguarda l’occupazione, misurata in termini di unità di lavoro (ULA), nel 2026 si prevede un rallentamento della crescita, con un incremento del 0,7% dopo il +1,3% del 2025. Il tasso di disoccupazione è previsto in ulteriore calo, attestandosi al 5,5% rispetto al 6,1% del 2025. Nel 2027, si prevede una decelerazione delle ULA (+0,4%) e una stabilizzazione del tasso di disoccupazione.

    L’andamento dei prezzi delle materie prime influenzerà l’inflazione, che è attesa in forte risalita nel 2026. Il deflatore della spesa delle famiglie si attesterà in media d’anno al 2,9%, per poi tornare al 2% nel 2027 a seguito della normalizzazione delle tensioni internazionali.

  • Wall Street in Caduta: Crollo del Settore Tech e Rendimenti dei Treasury in Aumento

    Wall Street in Caduta: Crollo del Settore Tech e Rendimenti dei Treasury in Aumento

    Wall Street ha registrato una giornata negativa, con il Dow Jones che ha chiuso in calo dell’0,81% a 51.143 punti. L’S&P 500 ha subito un crollo dell’1,76%, scendendo a 7.451 punti, mentre il Nasdaq 100 ha mostrato una flessione più marcata, con un ribasso del 3,24%. Anche l’S&P 100 ha visto un netto peggioramento, scendendo dell’1,9%.

    Le vendite sui principali indici azionari sono state alimentate da forti prese di profitto nel settore tecnologico, dopo il significativo rally delle ultime settimane. In aggiunta, i rendimenti dei titoli del Tesoro USA hanno registrato un’impennata, in risposta a un rapporto sull’occupazione di maggio che ha superato le aspettative, suscitando preoccupazioni tra gli investitori riguardo a una possibile politica monetaria più restrittiva da parte della Federal Reserve.

    In un contesto di incertezze, S&P Global ha confermato che non ci saranno modifiche ai requisiti di ammissione ai suoi principali indici. Questa decisione rende improbabile un ingresso rapido di SpaceX nell’indice S&P 500, qualora la società di Elon Musk dovesse procedere con quella che potrebbe diventare la più grande offerta pubblica iniziale della storia.

    Tra i settori che hanno mostrato performance positive sul listino S&P 500, i beni di consumo per l’ufficio (+2,17%), il settore sanitario (+1,70%) e le utilities (+0,84%) si sono distinti. Al contrario, i comparti più negativi sono stati informatica (-4,37%), materiali (-1,71%) e energia (-1,45%).

    Nel Dow Jones, Coca Cola ha registrato un aumento del +3,87%, seguita da Procter & Gamble (+3,81%), Johnson & Johnson (+2,76%) e Amgen (+2,71%). Tuttavia, i ribassi più significativi sono stati registrati da IBM, che ha chiuso con un -5,99%, e da Nvidia e Cisco Systems, entrambi in calo del 4,53%. Goldman Sachs ha visto una flessione del 3,27%.

    Tra i colossi tecnologici, Coca-Cola Europacific Partners (+2,90%), Amgen (+2,71%), Exelon (+2,21%) e Walmart (+2,14%) hanno mostrato performance positive. Al contrario, ARM Holdings ha subito il calo più significativo, con un -10,17%, mentre Marvell Technology e Qualcomm hanno registrato ribassi rispettivamente del 9,18% e dell’8,44%.

  • Dexelance Completa con Successo l’Aumento di Capitale da 49,86 Milioni di Euro

    Dexelance Completa con Successo l’Aumento di Capitale da 49,86 Milioni di Euro

    Dexelance, un gruppo industriale di spicco nel settore del design, della luce e dell’arredamento di alta gamma, ha annunciato il successo del suo aumento di capitale in opzione, che ha raggiunto un totale di 49.856.092,80 euro. Questo risultato è stato ottenuto grazie alla sottoscrizione di 33.017.280 azioni, avvenuta durante la seduta di Borsa del 4 giugno 2026, e alla vendita di tutti i 134.948 diritti di opzione non esercitati.

    In una nota ufficiale, l’azienda ha sottolineato come questo risultato confermi il forte interesse e l’apprezzamento da parte degli azionisti esistenti e del mercato nei confronti di Dexelance. L’offerta in opzione ha riscosso un notevole successo sin dai suoi primi giorni, evidenziando la fiducia degli investitori nel futuro della società.

    Le nuove azioni emesse sono associate a 33.017.280 “Warrant Dexelance 2026-2029”, i quali saranno disponibili per la negoziazione su Euronext Milan a partire dal 10 giugno 2026. Questi warrant possono essere esercitati dal 7 maggio 2029 all’8 giugno 2029, con un prezzo di esercizio fissato a 3,02 euro per ciascuna azione di compendio, in un rapporto di 1 azione di compendio per ogni 5 warrant esercitati. Inoltre, Dexelance si riserva la possibilità di stabilire un periodo di esercizio aggiuntivo a partire dall’8 giugno 2027.

    Questo aumento di capitale rappresenta un passo significativo per Dexelance, non solo per il rafforzamento della sua posizione finanziaria, ma anche per il potenziale sviluppo di nuove iniziative nel settore del design e dell’arredamento di alta gamma. Gli investitori e gli analisti del mercato seguiranno con attenzione l’andamento delle azioni e dei warrant nei prossimi mesi, in attesa di ulteriori sviluppi.

  • Nuove Regole sul Trattamento Economico: Il DL Lavoro Sotto Accusa

    Nuove Regole sul Trattamento Economico: Il DL Lavoro Sotto Accusa

    Nuove Regole sul Trattamento Economico: Il DL Lavoro Sotto Accusa

    Il recente emendamento al DL Lavoro ha suscitato un acceso dibattito tra le organizzazioni sindacali e il governo. La nuova normativa definisce il trattamento economico complessivo per il salario giusto, integrando voci retributive e welfare aziendale in un’unica categoria.

    Secondo l’emendamento, il trattamento economico deve includere tutte le voci retributive fisse e continuative, comprese mensilità aggiuntive e indennità contrattuali, escludendo però le voci discrezionali e variabili. Inoltre, i contratti collettivi nazionali sottoscritti da organizzazioni sindacali meno rappresentative, ma che garantiscono un trattamento equivalente, potranno accedere agli incentivi per le assunzioni.

    Il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, ha criticato duramente l’emendamento, definendolo un attacco alle regole del sistema contrattuale. Secondo Landini, questa modifica legittimerebbe i cosiddetti “contratti pirata”, equiparando retribuzione e welfare contrattuale e minando il diritto dei lavoratori a scegliere liberamente la propria rappresentanza.

    Landini ha sottolineato che nessun lavoratore dovrebbe ricevere un trattamento economico inferiore a quello stabilito dai contratti nazionali firmati da Cgil, Cisl e Uil, evidenziando l’importanza di una competizione che tenda verso l’alto, piuttosto che verso il ribasso.

    La segretaria confederale della Uil, Vera Buonomo, ha espresso preoccupazione per l’intervento legislativo, ritenendo che non ci sia necessità di modifiche in un ambito già oggetto di discussione tra le parti sociali. Buonomo ha avvertito che questo emendamento potrebbe indebolire i principi di riferimento per la definizione dei trattamenti economici, che dovrebbero rimanere nelle mani della contrattazione collettiva.

    Entrambi i sindacati hanno ribadito il loro impegno a sostenere la contrattazione collettiva e le relazioni industriali, strumenti fondamentali per garantire tutele adeguate ai lavoratori e rispondere alle sfide del mercato del lavoro.

    In conclusione, il DL Lavoro e le sue nuove disposizioni sul trattamento economico rappresentano un tema di grande attualità e importanza, che continuerà a generare dibattito e confronto tra le varie parti coinvolte.

  • Pil Eurozona: Eurostat rivede al ribasso le stime per il primo trimestre 2026

    Pil Eurozona: Eurostat rivede al ribasso le stime per il primo trimestre 2026

    Eurostat ha recentemente comunicato una revisione al ribasso delle stime relative all’andamento del Prodotto Interno Lordo (Pil) dell’area euro per il primo trimestre del 2026. Secondo i dati, il Pil ha registrato una diminuzione dello 0,2% rispetto al trimestre precedente, contrariamente alle aspettative di stabilità che prevedevano un incremento dello 0,1%. Anche nell’Unione Europea si è registrato un calo, seppur più contenuto, dello 0,1%. Nel quarto trimestre del 2025, il Pil era aumentato dello 0,2% in entrambe le aree.

    Rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, il Pil destagionalizzato ha mostrato un incremento dello 0,3% nell’area euro e dello 0,7% nell’Unione Europea nel primo trimestre del 2026. Questi dati evidenziano un rallentamento significativo rispetto ai tassi di crescita del quarto trimestre del 2025, quando l’aumento era stato dell’1,2% nell’area euro e dell’1,4% nell’Unione Europea.

    In contrasto con la situazione europea, il Pil degli Stati Uniti ha mostrato una crescita dello 0,4% rispetto al trimestre precedente, dopo un incremento dello 0,1% nel quarto trimestre del 2025. Rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, il Pil statunitense è aumentato del 2,6%, rispetto al +2% registrato nel trimestre precedente.

    Nel primo trimestre del 2026, la Danimarca ha registrato il maggiore incremento del Pil rispetto al trimestre precedente, con un +1,9%, seguita da Estonia e Malta, entrambe con un +1,1%. Tuttavia, si sono verificati cali significativi in Irlanda (-12,1%), dove il Pil è influenzato da fluttuazioni dovute alla presenza di multinazionali, e in Lituania (-0,3%), Svezia (-0,2%) e Francia (-0,1%).

    Il contributo alla crescita del Pil rispetto al trimestre precedente è stato influenzato da diversi fattori. La spesa per consumi finali delle famiglie ha avuto un impatto positivo sia per l’area euro che per l’Unione Europea, contribuendo con +0,1 punti percentuali in entrambi i casi. Anche la spesa per consumi finali delle amministrazioni pubbliche ha avuto un effetto positivo, con lo stesso contributo. Tuttavia, la formazione lorda di capitale fisso ha mostrato un risultato negativo, contribuendo con -0,1 punti percentuali in entrambe le aree. La variazione delle scorte è stata negativa per l’area euro (-0,1 punti percentuali) e trascurabile per l’Unione Europea. Infine, le esportazioni meno importazioni hanno avuto un impatto negativo, contribuendo con -0,3 punti percentuali per l’area euro e -0,2 punti percentuali per l’Unione Europea.

  • Intesa Sanpaolo lancia un’Opas su MPS: nasce la seconda banca italiana

    Intesa Sanpaolo lancia un’Opas su MPS: nasce la seconda banca italiana

    Intesa Sanpaolo ha ufficialmente lanciato un’offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria totalitaria su Banca Monte dei Paschi di Siena (MPS). Questa operazione prevede un corrispettivo di 16 azioni ordinarie Intesa per ogni 10 azioni MPS, con un premio del 12,5% rispetto alla chiusura del 5 giugno.

    Il CEO di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, ha dichiarato che l’obiettivo strategico dell’offerta è il rafforzamento della leadership europea della banca nel Wealth Management, Protection & Advisory e nella sostenibilità della creazione di valore per tutti gli stakeholder. Messina ha sottolineato che non ci sono rischi di integrazione, grazie alla comprovata capacità di Intesa di gestire con successo le integrazioni, mantenendo sempre un’attenzione particolare alle persone.

    In un’ottica di gestione proattiva dei temi antitrust, l’operazione include un accordo vincolante con Unipol Assicurazioni. Questo accordo prevede la cessione di un’entità giuridica bancaria comprendente il brand MPS, circa 635 filiali e la maggior parte delle strutture centrali necessarie per operare come banca in modo indipendente, per un corrispettivo in contante stimato tra 3 e 3,5 miliardi di euro.

    Intesa Sanpaolo manterrà Mediobanca e circa 625 filiali di MPS, insieme a una componente limitata di strutture centrali, rappresentando circa l’80% dell’utile netto 2025 di MPS e Mediobanca.

    Il Consiglio di Amministrazione di Intesa ha anche approvato l’acquisto di una partecipazione del 3,01% nel capitale sociale di Assicurazioni Generali, con un contratto derivato di copertura associato a questa partecipazione.

    La natura dell’operazione è meramente finanziaria e temporanea, volta a garantire che, dopo il buon esito dell’offerta, il trattamento contabile della partecipazione in Generali rimanga invariato.

    Assemblea Straordinaria il 10 Settembre
    Intesa Sanpaolo ha convocato un’Assemblea Straordinaria degli azionisti per il 10 settembre 2026, alle ore 10:00, presso il Nuovo Centro Direzionale di Torino. Tra gli argomenti all’ordine del giorno c’è la proposta di attribuire al Consiglio di Amministrazione la facoltà di aumentare il capitale sociale, fino a un massimo di 5,7 miliardi di nuove azioni ordinarie, senza diritto di opzione.

    Messina ha affermato che l’operazione mira a stabilizzare il sistema bancario italiano e a creare la seconda banca italiana attraverso l’acquisizione di MPS e Mediobanca. La fusione con Unipol, che prevede la cessione di MPS, porterà alla creazione di una banca con una forte identità italiana.

    In merito alla competizione per l’acquisizione di MPS, Messina ha dichiarato che l’operazione è di mercato e chi offre di più avrà la possibilità di prevalere. Ha anche evidenziato che l’acquisizione porterà con sé i titoli di Stato attualmente detenuti da MPS, contribuendo alla stabilità del sistema e sostenendo il debito pubblico italiano.

    Infine, Messina ha indicato che le Fondazioni che attualmente detengono circa il 20% delle azioni di MPS potrebbero scendere al 16%, mentre gli azionisti privati come Delfin e Caltagirone potrebbero posizionarsi intorno al 6-7%.

    Intesa Sanpaolo ha raggiunto un accordo con Generali per mantenere il 13,5% della società, senza intenzione di entrare nella gestione di Generali, ma con l’obiettivo di difendere il pacchetto azionario.

  • Il paradosso dell’energia nucleare in Italia: vogliamo il nucleare, ma non nel nostro giardino

    Il paradosso dell’energia nucleare in Italia: vogliamo il nucleare, ma non nel nostro giardino

    Immaginate un futuro in cui le bollette della luce sono azzerate, con migliaia di posti di lavoro altamente qualificati a pochi passi da casa e scuole e parchi pubblici nuovi finanziati da royalties. Sembra un sogno per qualsiasi sindaco d’Italia. Ma per realizzarlo, è necessario accettare la costruzione di una centrale nucleare di ultima generazione a pochi chilometri di distanza. Accettereste?

    La risposta della maggioranza degli italiani è un secco e quasi plebiscitario “no”. Il dibattito sul ritorno all’energia nucleare in Italia è infuocato da passioni politiche e considerazioni tecniche, ma si scontra con un muro invisibile: la sindrome NIMBY (Not In My Back Yard, non nel mio cortile). Gli italiani sembrano pronti a discutere dell’energia nucleare per il bene del Paese, purché i reattori non sorgano nel loro comune.

    L’identikit del rifiuto: la mappa delle distanze

    Recenti ricerche demoscopiche, tra cui sondaggi condotti da Ipsos, mostrano una netta spaccatura tra il consenso teorico e la realtà geografica. Se l’idea di includere il nucleare nel mix energetico nazionale per ridurre le emissioni di CO2 guadagna un timido consenso, il supporto crolla quando si parla di localizzazione. Ben il 91% dei cittadini rifiuta categoricamente l’idea di avere un reattore vicino a casa. Un 39% non vorrebbe alcuna centrale nucleare sul suolo nazionale, indipendentemente dalla distanza. Per molti, la sicurezza è una questione di chilometri: il 29% si sentirebbe tranquillo solo se l’impianto fosse posizionato ad almeno 100 chilometri, mentre il 23% accetterebbe una distanza di 50 chilometri. Solo un 9% non ha problemi a convivere con l’atomo a breve distanza.

    Il prezzo del consenso: a quali condizioni si dice di sì?

    Esiste un modo per superare questo stallo e convincere una comunità locale a ospitare una centrale nucleare? La sociologia ambientale e l’economia dell’energia suggeriscono di sì, ma il prezzo è alto. Analizzando modelli esteri, come quelli di Francia e Stati Uniti, emergono quattro condizioni chiave per trasformare i “no” in “forse”.

    1. La “bolletta zero” e il tesoretto comunale
      Le comunità locali tendono ad abbassare le difese se i benefici economici sono immediati. Sconti drastici sui costi dell’energia e trasferimenti di denaro nelle casse comunali possono tradursi in servizi pubblici eccellenti.
    2. Lo scudo contro la crisi occupazionale
      Una centrale nucleare richiede anni di costruzione e centinaia di tecnici e ingegneri. Nelle aree colpite da disoccupazione, la promessa di posti di lavoro stabili e ben remunerati diventa un argomento difficile da rifiutare.
    3. Trasparenza totale e diritto di veto
      Il consenso aumenta se i cittadini vengono coinvolti fin dalle prime fasi del progetto, con diritti di espressione tramite referendum locali e comitati di controllo composti da scienziati e residenti.
    4. L’effetto abitudine
      Chi vive vicino a centrali esistenti tende a essere più favorevole alla costruzione di nuovi reattori, poiché l’assenza di incidenti nel corso degli anni riduce l’ansia dell’ignoto.

    La sfida del futuro

    Con la politica che discute di transizione ecologica e indipendenza energetica, la vera sfida per i sostenitori del nucleare sarà trovare un luogo in Italia dove i cittadini siano disposti a dire: “Sì, costruitela pure qui”. Una sfida che non si vince con decreti legge, ma con la fiducia, la valuta più rara del mercato moderno.

  • ECO The Photovoltaic Group: Crescita nel Settore del Fotovoltaico con Oltre 73 MW Installati

    ECO The Photovoltaic Group: Crescita nel Settore del Fotovoltaico con Oltre 73 MW Installati

    ECO The Photovoltaic Group sta consolidando la sua posizione nel settore delle energie rinnovabili, con un focus particolare sul fotovoltaico e sull’agrivoltaico. Parte integrante di OPEN SB S.p.A., la holding recentemente presentata a KEY – The Energy Transition Expo di Rimini, ECO rappresenta uno dei principali asset industriali del progetto, grazie a un know-how sviluppato lungo l’intero ciclo di vita degli impianti, dalla progettazione alla realizzazione chiavi in mano attraverso il modello EPC (Engineering, Procurement & Construction).

    Dal 2024 ad oggi, il Gruppo ha gestito oltre 140 impianti, per una potenza complessiva superiore a 36 MW. Tra questi, spicca uno dei più grandi impianti fotovoltaici galleggianti su bacino artificiale in Italia e progetti agrivoltaici con potenze superiori a 900 kWp. Inoltre, ECO ha seguito oltre 150 richieste per il bando Parco Agrisolare e, nel contesto del PNRR Agrivoltaico, ha gestito circa il 5% delle domande nazionali e oltre il 40% delle richieste lombarde, confermando così la sua forte leadership nella gestione dei bandi.

    Nel complesso, ECO The Photovoltaic Group ha realizzato oltre 73 MW installati negli ultimi quattro anni, un chiaro segnale della continuità operativa e della scala delle sue attività. “Con OPEN, siamo pronti a guidare il cambiamento, offrendo soluzioni innovative e sostenibili che rispondano alle sfide energetiche del futuro,” ha dichiarato Valerio Natalizia, CEO di OPEN SB S.p.A. “L’unione delle nostre competenze e risorse contribuirà a creare un futuro più verde e più efficiente, con un impatto positivo su ambiente e comunità.”

    Accanto alla crescita industriale, il gruppo sta portando avanti anche un percorso strutturato sul fronte della sostenibilità e degli ESG. Recentemente, Open SB S.p.A. ha ricevuto da EcoVadis il riconoscimento Bronze – Top 35%, attestando che la sua performance di sostenibilità è superiore rispetto a almeno il 65% delle aziende valutate dalla piattaforma a livello globale.

    “Per noi, la sostenibilità è il fondamento della governance: significa entrare nel merito dei processi, renderli coerenti, misurabili e trasparenti, allineandoli ai principi ESG e alla normativa vigente,” ha aggiunto Natalizia. “Significa anche mettere al centro del nostro progetto le persone, generare valore per le persone, creando occupazione qualificata, rafforzando sicurezza e benessere nei luoghi di lavoro e investendo nella crescita delle competenze e della consapevolezza ambientale.”

    Operare nel fotovoltaico vuol dire contribuire in modo concreto alla transizione energetica, alla riduzione delle emissioni e alla mitigazione del cambiamento climatico. In questa direzione, ECO ha avviato un percorso di rendicontazione volontaria, partendo da un modello base e ponendosi l’obiettivo di raggiungere una reportistica ESG completa e integrata entro il prossimo triennio, capace di misurare con trasparenza i progressi raggiunti e gli impatti generati.

    Il percorso di crescita del gruppo passa anche attraverso l’ampliamento delle competenze e della presenza territoriale. In questa direzione si inseriscono gli ingressi in OPEN SB di ZANI Group, specializzata in impianti tecnologici, climatizzazione e pompe di calore, e di 3E, attiva nel fotovoltaico nel Sud Italia dal 2007, con un focus su impianti “chiavi in mano”, incentivi, revamping e repowering.