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Assobibe: la sugar tax minaccia investimenti e occupazione nel settore delle bevande analcoliche

In Breve

Cosa chiede Assobibe riguardo la sugar tax?
Assobibe chiede l'abolizione della sugar tax, sostenendo che penalizza il settore e blocca investimenti.
Qual è l'impatto stimato della sugar tax sul settore?
Si prevede una riduzione del 16% delle vendite e oltre 5.000 posti di lavoro a rischio.
Quali sono i dati sul settore delle bevande analcoliche in Italia?
Il settore occupa circa 84.000 persone e genera un valore di 5 miliardi di euro.

Assobibe: la sugar tax minaccia investimenti e occupazione nel settore delle bevande analcoliche

Assobibe, l’associazione che rappresenta il settore delle bevande analcoliche in Italia, ha lanciato un appello per l’abolizione della sugar tax, sostenendo che questa misura fiscale non solo penalizza la crescita del comparto, ma blocca anche investimenti significativi e non contribuisce a modificare i trend di obesità e consumo di zucchero nel paese.

Giangiacomo Pierini, presidente di Assobibe, ha sottolineato che la sugar tax, introdotta nel 2019, è stata più volte annunciata e sospesa, con l’avvio previsto per gennaio prossimo, quando saranno pronti i decreti attuativi. Secondo l’associazione, gli investimenti in macchinari, processi e innovazione, che potrebbero partire nel 2027, ammontano a circa 1 miliardo di euro, ma sono attualmente bloccati in attesa di sviluppi normativi.

Il settore delle bevande analcoliche occupa circa 84.000 persone e genera un valore di 5 miliardi di euro. Circa il 64% dei soci di Assobibe è costituito da piccole e medie imprese, e le esportazioni sono aumentate del 120% negli ultimi cinque anni. Dall’inizio del 2026, il comparto ha registrato una crescita del 3,7%, trainata dai mesi estivi (+6,7%), attribuita in gran parte al turismo e alle ondate di caldo.

Assobibe ha anche evidenziato l’impatto economico della sugar tax, che prevede un aumento medio del 28% della pressione fiscale per litro di soft drink. Si stima che le vendite e l’attività del settore potrebbero ridursi del 16% annuo nel biennio successivo, con oltre 5.000 posti di lavoro a rischio. Sul fronte fiscale, l’incasso stimato dalla tassa è di 270 milioni di euro, mentre il minor gettito IVA è valutato in 265 milioni.

Le aziende del settore avvertono che la misura arriva in un momento critico, caratterizzato da forti aumenti dei costi energetici, delle materie prime e dei trasporti. Inoltre, Assobibe ha messo in luce il proprio impegno per la salute pubblica, evidenziando che le vendite di bevande zuccherate sono diminuite del 27% negli ultimi dieci anni e che il contenuto di zucchero nelle bevande è stato ridotto del 44%. Il settore contribuisce solo all’1% delle calorie totali assunte in Italia e ha adottato protocolli con i ministeri della Salute per limitare la vendita di bevande zuccherate nelle scuole e l’assenza di marketing rivolto a minori di 13 anni.

Per dimostrare l’inefficacia della sugar tax nel modificare i tassi di obesità e i consumi, Assobibe ha citato dati di paesi che hanno adottato misure simili, dove l’obesità ha continuato a crescere e, in alcuni casi, anche i consumi complessivi di zucchero. Alcuni Stati europei, come la Danimarca, hanno fatto marcia indietro su queste politiche.

La posizione di Assobibe è sostenuta da Confindustria, dal mondo agricolo, dalla grande distribuzione, dal commercio e dai sindacati. È previsto un convegno a Roma, dove esponenti di vari partiti discuteranno le ragioni del settore, presentando dati e argomentazioni a sostegno della richiesta di abolizione della sugar tax.

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